Ho dedicato
questa pagina ad Amalfi, la "mia" città in quanto ritengo doveroso
mettere in evidenza non solo le mie "origini" ma soprattutto le bellezze
delle zone campane troppo spesso nascoste da episodi di cronaca e
cattivo folklore che imperversano sui media.
Amalfi è Amalfi !!!
Come il mio mentore spirituale evidenzia... ed io ne sono piu' che
convinto. Non esistono eguali per sapori, colori ed emozioni. Passerò
dunque a descrivere la sua storia e di volta in volta sarò in zona, ne
metterò foto e filmati...
Un ringraziamento
particolare va sicuramente a Padre Antonio che ha fatto
rinvigorire in me l'amore che ho verso Amalfi
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Secondo il Chronicon
Amalphitarum, il villaggio di Amalfi era stato
fondato da un gruppo di Romani che, diretti a
Costantinopoli, avevano fatto naufragio sulle coste
pugliesi; poi, dopo aver fondato Melphi (oggi Melfi), si
erano spinti verso sud per stabilirsi sulla costiera
amalfitana. Amalfi era nata, tra i monti Lattari e il
Tirreno, come un piccolo villaggio di pescatori.
I Bizantini, per difendersi
dall’invasione dei Longobardi di
Alboino, trasformarono il villaggio in fortezza (castrum).
Gli Amalfitani, a ridosso della montagna che li isolava
dagli agglomerati campani del
golfo di Salerno, dovettero espandere le loro
attività sul mare con il
commercio. La posizione strategica in cui sorgeva
Amalfi, tra le montagne e il mare, fece acquisire al
piccolo agglomerato una notevole importanza durante la
lotta tra
Bizantini e
Longobardi.
L’influenza
napoletana-bizantina non impedì agli abitanti di Amalfi
di godere di una sostanziale “autonomia periferica” che
andò sempre più rafforzandosi. Ciò permise un notevole
sviluppo dei traffici della gente della costiera
amalfitana. Essi erano, inoltre, agevolati anche dalle
buone relazioni con Napoli e Bisanzio. Intorno all’836
i commerci condotti da Amalfi erano in piena espansione
e raggiungevano i territori dell’Italia meridionale fino
alla Sicilia e quelli dell’Africa mediterranea, ormai da
molto tempo sotto il dominio degli arabi.
Nell’839,
sempre nel contesto della lotta fra Longobardi e
Bizantini, la filobizantina Amalfi viene assalita ed
espugnata dal longobardo, principe di Benevento, Sicardo,
poi assassinato in una congiura di palazzo. In seguito
alla tragica morte di Sicardo e la lotta per la
successione al Principato di Benevento, gli amalfitani
si ribellarono riuscendo a cacciare il presidio
longobardo.Il primo settembre dell’839
Acquista l’autonomia amministrativa, anche se sussisteva
una formale tutela di Bisanzio, tramite il
Ducato di Napoli; ma era un principio di libertà.
Con la ripresa della
politica espansionistica degli
Arabi del Magreb, il duca di Napoli Sergio fu costretto a
costituire una lega campana a cui aderirono
Gaeta,
Sorrento e
Amalfi. Allorché i Musulmani tentarono di penetrare
in
Roma, attraverso il
Tevere, la lega campana, spronata dal pontefice
Leone II, mobilitò la sua flotta e sconfisse gli
invasori alle foci del fiume romano. Amalfi, nonostante
fosse impegnata in un conflitto armato contro i
musulmani, continuò ad avere rapporti commerciali, sai
pure in misura ridotta, con i mercanti arabi della
Sicilia, della Spagna e dell’Africa.
La vita degli abitanti di
Amalfi si svolgeva essenzilamente sul mare, data la sua
particolare posizione geografica, tra la costa e i
monti. Alle attività legate al commercio si
interessavano tutti gli abitanti, non esclusa la
nobiltà che era tradizionalmente più legata alla
proprietà fondiaria. La prassi commerciale era regolata
secondo le norme delle
tavole amalfitane, una delle basi del diritto
societario moderno. Lo sviluppo dei commerci favorì
logicamente l’espansione degli Amalfitani verso i
territori del Mediterraneo centrale e orientale dove
sorsero i primi stanziamenti di mercanti che divennero
coloni. È del
996 la sicura conoscenza di una numerosa e forte
colonia al
Cairo.
Nella
seconda metà del
secolo XI il piccolo Ducato di
Amalfi venne a trovarsi in seria
difficoltà, all’interno di un contesto
che vedeva alternarsi le lotte tra i
capi normanni, gli imperatori d’Oriente
e d’Occidente e la Chiesa di Roma, con
continui rivolgimenti nei principati
campani.La comunità amalfitana decise di
rinunciare alla propria indipendenza
chiedendo la protezione
Roberto il Guiscardo. Nell’ottobre
del
1126, durante il governo di
Guglielmo, terzo duca di Puglia, i
maggiorenti amalfitani, che godevano di
larga autonomia amministrativa,
conclusero un accordo riguardante i
commerci con la
Repubblica di Pisa. Questo trattato
rispondeva ai rapporti amichevoli
esistenti da diversi decenni tra le due
città marinare per la complementarietà
dei loro interessi di mercato.
Il pontefice
Innocenzo II (anche se preoccupato
per la crisi scismatica provocata
dall’antipapa
Anacleto II) e il nuovo imperatore
Lotario II, iniziarono una guerra
contro
Ruggero II di Sicilia, nella quale
intervennero diversi principati nonché
le Repubbliche di Pisa e di Genova.
Quando la guerra si diffuse anche in
Campania, i Pisani che con Napoli e con
altre città della regione (tra cui la
stessa Amalfi) avevano stretto rapporti
di affari, raccolsero l’invito del
pontefice per un diretto intervento. Il
4 agosto 1135 attaccarono la non più
libera città di Amalfi, ritenendo che la
convenzione del 1126 non fosse più
valida per la soggezione ai rivali
Normanni. Saccheggiate le navi alla
fonda nel porto e quasi distrutto
l’abitato, i Pisani furono attaccati
dall’esercito di Ruggero II, proveniente
da
Aversa attraverso le montagne. Si
verificarono diversi scontri nei quali,
soprattutto lungo la
costiera amalfitana, si impegnarono
le milizie pisane, ma al guerra terminò
favorevolmente per Ruggero II, il quale
ottenne nel luglio del
1139 riconoscimento dalla Chiesa e
dall’Impero della piena giurisdizione su
tutta l’Italia meridionale e Amalfi era
caduta per sempre sotto la sua
dominazione.
La
libertà di Amalfi non ritornò mai più.
La decadenza politica di Amalfi non
significò, però, la fine delle colonie
d’oltremare e del commercio che rimase
attivo anche nei secoli che seguirono.
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