Armature                                                     (torna alla Home)
Armature 1350 circa Armature 1390 circa Fante 1375 circa

Introduzione

E' viva nell'immaginario collettivo l'immagine del cavaliere medievale come un valoroso personaggio vestito di una scintillante armatura, grossa e pesante, che combatte goffamente sul campo di battaglia sferrando pesanti colpi col suo lungo spadone. In realtà nei secoli dipinti, racconti e ultimamente numerosi film, insieme con una visione tipica del medioevo come di un'epoca rozza e arretrata, hanno contribuito a creare una rappresentazione distorta della figura del combattente medievale. Nella loro evoluzione, le armature hanno sempre cercato di coniugare libertà di movimento con una protezione adeguata alle armi del momento, anch'esse in costante evoluzione. L'unico ostacolo per entrambe è sempre stata la tecnologia di lavorazione dei metalli.

L'armatura nel XII secolo

Il cavaliere di quest'epoca (fig. 1) indossa un usbergo di maglia metallica che protegge il busto, le braccia, la testa e scende come un camice fino alle ginocchia. A protezione supplementare per il capo vi è l'elmo, generalmente conico e dotato di nasale. Un grande scudo a forma di mandorla completa l'equipaggiamento. L'usbergo di maglia (già usato dai Galli prima della conquista da parte di Roma) è stata la protezione più longeva del medioevo, usato  prima come unica protezione e poi integrato con le armature di piastre del 1300, a protezione delle parti mobili come le articolazioni. Costituito da anelli di metallo incrociati e battuti, di diverso spessore a seconda delle parti da proteggere, esso é flessibile e non intralcia i movimenti. L'usbergo di maglia costituisce un'ottima protezione contro le ferite da taglio mentre, proprio a causa della sua flessibilità, é di scarso aiuto nel ridurre i traumi da impatto (la sua efficacia, quale difesa passiva per il corpo, é testimoniata dai numerosi scheletri ritrovati nei siti degli antichi campi di battaglia, la maggioranza dei quali presentava fratture o amputazioni delle gambe, unica parte del corpo non protetta). A tal scopo, nel combattimento a piedi, lo scudo viene tenuto davanti al corpo, come barriera tra sé e l'avversario e viene utilizzato per bloccare i colpi vibrati alla testa e al corpo. Esso viene anche usato per urtare e spingere il nemico, mentre la spada utilizzata di taglio nelle fasi offensive per vibrare fendenti (colpi dall'alto verso il basso) e tagli (laterali alti, medi o bassi) viene utilizzata difensivamente per proteggere le gambe. Nelle fasi offensive lo scudo si rivela più un intralcio che un aiuto: a causa delle notevoli dimensioni rende estremamente difficoltoso vibrare colpi rovesci, portati cioè facendo compiere alla spada un arco sul proprio lato sinistro, a meno di spostare lo scudo e scoprirsi offrendo così uno splendido bersaglio all'avversario.

L'armatura nel XIV secolo

Per i nomi delle varie componenti dell'armatura, consiglio di consultare le figure 8 e 9 (N.d.Vinsitor). Mentre nel XIII secolo avvengono solo piccoli miglioramenti nell'armamento (fig. 2) (brache in maglia metallica dette Chausses, calze e guanti dello stesso materiale, elmo di maggiori dimensioni e ginocchiere rigide) dal 1300 (fig. 3) assistiamo alla vera rivoluzione dell'armatura, che andrà sempre più perfezionandosi (mentre lo scudo assumerà la sua classica forma triangolare di ridotte dimensioni) fino a superare il potere offensivo della spada, che diverrà quasi del tutto inefficace contro le armature del XV secolo, sostituita da nuove armi come mazze e martelli. Verso la fine del XIV secolo l'armatura (fig. 4) è composta sempre dall'usbergo di maglia, sopra il quale troviamo però una corazza pettorale e dorsale, o in alternativa e più comunemente verso metà secolo la cosiddetta cotta di piastre, armatura semi rigida formata da lamine metalliche affiancate e rivettate ad una veste di spesso tessuto che avvolgono la figura, mentre un faldale di cuoio e successivamente in lamine metalliche protegge inguine, fianchi e posteriore, scarpe di ferro a protezione dei piedi, schiniere anteriore e posteriore a protezione dello stinco e del polpaccio, ginocchiera con alette laterali, e cosciale (queste protezioni metalliche unite tra loro con snodi alle giunture possono eventualmente essere allacciate sopra le brache in cotta di maglia). Anche le braccia, completamente avvolte in maglia metallica, sono rivestite di piastre rigide (cannone superiore, cubitiera e cannone inferiore), mentre manopole "a clessidra" proteggono mani e polsi. Le alette invece, appoggiate alle spalle, si alzano lateralmente a protezione del collo. L'elmo a cuspide detto "bacinetto", incorporante la ventaglia che si può abbassare a protezione del volto, ed il camaglio a protezione del collo completano l'equipaggiamento difensivo. A questo punto della sua evoluzione l'armatura ha raggiunto un tale stadio di robustezza ed affidabilità da rendere obsoleto lo scudo, che viene abbandonato, e da costringere il cavaliere a rivoluzionare le armi e le tecniche offensive. Le nuove tecniche di combattimento infatti sono ora condizionate pesantemente dalla crescente inefficacia del combattimento in "punta di spada". Abbattere l'avversario con un solo colpo mortale non é più possibile: bisogna agire sulla distanza scardinando le piastre dell'armatura sino ad aprirsi un varco in cui colpire, oppure porre l'avversario in condizioni di non nuocere. Queste tecniche, nate sotto la spinta della necessità, si avvalgono grandemente della mano sinistra, ora libera dallo scudo, che viene utilizzata in azioni di "gioco stretto", cioè di combattimento-lotta comprendenti tecniche di disarmo o spinta, sgambetto, proiezioni atte a buttare a terra l'avversario e renderlo inoffensivo. La spada si evolve in due direzioni differenti: nel primo caso nasce lo "stocco", spada più corta con lama triangolare spessa, vicina alla guardia e molto appuntita, nato con l'intento specifico di colpire di punta nelle zone meno protette delle articolazioni, ma adatto anche all'uso di taglio (dai futuri sviluppi di questa lama che andrà vieppiù assottigliandosi nasceranno le lame da scherma dei secoli successivi).  La seconda linea di evoluzione della spada porta alla nascita della spada "a mano e mezza", lunga fino a 120 cm. adatta ad essere impugnata con una mano e con l'altra mano in ausilio, nata con lo specifico scopo di vibrare colpi più violenti all'avversario. Ulteriori sviluppi in questa direzione porteranno allo spadone a due mani.

L'armatura nel XV secolo

Nel primo quarto del XV secolo nascono gli spallacci, protezioni composite per le spalle (fig. 5); il faldale continua ad essere utilizzato nell'uso a cavallo mentre per il combattimento a piedi esso viene sostituito da batticoscie e batticulo. L'armatura comincia a specializzarsi e diventa asimmetrica (fig. 8). In questo secolo le armerie italiane avevano raggiunto pressoché la perfezione e producendo su commissione di molti principi e nobili esportarono in tutto l'occidente (fig. 6). Gli artigiani del tempo erano riusciti a realizzare elementi di tale perfezione, che pur ricoprendo pressoché totalmente il corpo, consentivano tutti i movimenti e nonostante il peso, che raggiungeva i 30-50 Kg, si poteva montare a cavallo e combattere. Caratteristico dell'iconografia dei manufatti italiani è l'elmo cosiddetto a becco di passero, ovvero un casco a più flange provvisto di una visiera movibile con la possibilità di fissaggio in diverse posizioni, sormontato da cimieri piumati di molteplici fogge e colori. A cavallo il cavaliere utilizza il braccio sinistro unicamente per tenere le redini, l'arto é protetto da un grosso spallaccio e da una massiccia cubitiera che limitano la mobilità da questo lato; il braccio destro invece, protetto da spallaccio e cubitiera di minori dimensioni, viene utilizzato per impugnare la spada.  A piedi il cavaliere utilizza prevalentemente la spada "a mano e mezza" venendo in ciò fortemente ostacolato proprio dalle dimensioni di quegli spallacci e cubitiere preposti alla sua protezione. I contendenti si affrontano ad una distanza inferiore al metro e mezzo; nel corpo a corpo il cavaliere tende a utilizzare sempre di più il gioco stretto; la spada colpisce di punta al collo o alle ascelle, oppure con il medio della lama, il pomolo o la guardia attacca al viso o al collo. Il cavaliere spesso incassa volontariamente un colpo senza pararlo, affidando la propria protezione alla robustezza dell'armatura, se ritiene di poter acquisire una posizione vantaggiosa per l'attacco successivo. I cavalieri in questo modo avanzavano, colpivano, indietreggiavano o roteavano in una danza di mortale eleganza, nella quale la tecnica e l'abilità giocava un ruolo fondamentale, considerando che la vicinanza dei combattenti costringeva a tempi di reazione estremamente ridotti. Nei secoli successivi l'armatura subirà unicamente minori migliorie ed adattamenti sino alla fine del 1500 (fig. 7) per poi nuovamente alleggerirsi ed infine scomparire.

 

 

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